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17 ottobre 2008

Marcello De Angelis a Barletta

 



PERCHE' UN ANTI '68
di Marcello DE ANGELIS

Lo ha detto ormai anche il Papa: il '68 ha segnato un momento di «crisi della cultura occidentale». Gli analisti del quotidiano (quelli cioè che sanno tutto ciò che accade nel mondo ma solo nel giorno che viene pubblicato dai quotidiani) non hanno potuto fare a meno di notare che anche il nuovo guru della destra europea Nicholas Sarkozy, nel corso della sua campagna elettorale, non ha lesinato critiche ed accuse al pensiero del '68 ed ai suoi sempiterni portavoce.
L'anno prossimo ricorre il quarantennale del '68, quindi è plausibile aspettarsi i soliti amarcord, il solito libro di Mario Capanna e le usuali celebrazioni; questa volta però non ci saranno solo voci di plauso, ma anche molte e forti voci di critica. In Italia, come in Francia, l'analisi critica del pacchetto valoriale lanciato dal '68 e delle sue letali applicazioni sociali, è cominciata già da decenni. Si ricordi, tra l'altro, la raccolta di interventi curata da Gianfranco de Turris e intitolata Miserabili quegli anni (Tarab 1999).
L'onda lunga del Maggio francese è arrivata dunque agli sgoccioli e più per ragioni socioeconomiche che per una vera controffensiva culturale. Siamo abbastanza adulti - politicamente e culturalmente - da essere consapevoli che questo è ciò che accade di norma: purtroppo non è la forza della cultura che cambia gli assetti socio-economici, ma, il più delle volte, la variazione di questi assetti che permette ad una nuova cultura di affermarsi.
Ad accorgersi che "il '68 è finito" dovrebbero essere per primi i giovani che ancora fanno politica, ma sarebbe una vera iattura se questa consapevolezza portasse semplicemente ad enunciazioni politiche superficiali e manifestazioni occasionali e non poggiasse invece su una comprensione più profonda delle trasformazioni sociali e quindi alla formulazione di un progetto di vera controrivoluzione.
L'attore del '68, infatti, furono i giovani, categoria anagrafica che da allora è stata acquisita come categoria socioantropologica, come "ceto emergente" o addirittura "classe di riferimento". I giovani erano tanti e in numero crescente: c'era stato il boom delle nascite, il boom economico e le "masse giovanili", conclusa l'adolescenza e avvicinandosi all'età in cui si entra nell'età adulta, chiedevano più spazio politico, più opportunità di formazione superiore, maggiore rappresentanza, più opportunità di ingresso nel mondo del lavoro e la possibilità di trasformare la società a propria immagine. La politica giovanile tornò ad essere il motore della protesta e del rinnovamento e continua, almeno nell'immaginario collettivo, ad esserlo.
Ma oggi c'è un problema che non viene preso in adeguata considerazione: i giovani sono una specie in via d'estinzione. Il loro numero scema di anno in anno e proprio come conseguenza dei cambiamenti sociali apportati in tutto l'Occidente dai giovani del '68: il divorzio, l'aborto, la liberazione sessuale, delle donne, degli omosessuali, il diritto al benessere edonista, il rifiuto dell'etica della responsabilità e del dovere, sono tra le cause della denatalità europea e italiana in particolare. Questo ceto residuale non ha più potere contrattuale o ne ha certo meno di quello dei pensionati, perché in democrazia contano i numeri. Si tratta poi di una "classe" i cui spazi di acceso nel mondo del lavoro vanno sempre più restringendosi e le prospettive di crescita sociale ed economica vanno sempre più a diminuire.
La casta dei sessantottini - questa sì una vera casta, quasi una razza padrona - occupa tutti i posti chiave e in particolare quelli che determinano il senso comune - l'informazione, la comunicazione e la pubblicità - continuando a condizionare con la propria visione del mondo i nostri valori e i nostri bisogni. Sono riusciti anche a scongiurare l'inevitabile avvicendamento naturalmente causato dall'invecchiamento e dal conseguente ricambio generazionale: oggi, professionalmente, socialmente e anche fisicamente, a sessantanni si è ancora "giovani", il che condanna tutte le generazioni successive ad una eterna adolescenza, nel senso di una incessante "anticamera" in attesa del proprio turno.
Le difficoltà di accesso al lavoro e i problemi abitativi costringono i non più giovani a restare a casa dalla mamma, a non potersi assumere le responsabilità di una famiglia, a restare eterni ragazzi. Sulle cronache giornalistiche si legge di "un ragazzo di trentacinque anni che ha subito un incidente" o di "una giovane di trentotto anni che ha subito un'aggressione"...
A questi eterni adolescenti, che non sono stati capaci, in trent'anni, di innovare nemmeno il proprio vestiario, la casta dei sessantenni sessantottini impone ancora le proprie parole d'ordine, i propri gusti musicali, le proprie borse etniche e le proprie sciarpette. L'evoluzione dei costumi è durata dieci anni, dal Sessantotto al Settantasette, quando i fratelli minori dei sessantottini hanno battuto i loro piedini perché non volevano morire secondogeniti... e sono stati schiacciati, sconfitti e buttati nella discarica del nichilismo e dell'eroina, mentre i fratelli maggiori, più furbi, scoprivano la cocaina e la "Milano da bere", egli ex di Lotta continua diventavano craxiani e poi magari berlusconiani e da lì strizzavano e strizzano ancora l'occhio ai loro compagni di scuola, di occupazione e di merende, che sono invece restati nella sinistra che sta sempre a galla.
Eppure la generazione del Sessantotto non ne ha azzeccata una: ha trasformato l'impegno in riflusso e la rivolta collettiva in affermazione individuale, la rivoluzione in arrampicata sociale, la libertà nella propria egoistica liberazione da qualsiasi limite, coercizione, responsabilità e dovere.
Questi valori, coltivati da un popolo che ha una crescita a imbuto (sempre più anziani e sempre meno bambini) tra un po' scompariranno. E che nessuno offenda la nostra intelligenza dicendo che è colpa dei giovani degli altri continenti, che almeno hanno la capacità di tagliare gli ormeggi e partire all'avventura, di rischiare, di affrontare le difficoltà della vita e, soprattutto, sono animati da volontà di potenza e desiderio di vittoria.
L'Occidente figlio del Sessantotto è abituato che tutto deve essere facile e gli "spetta" e se le cose vanno male si corre a casa a piangere dalla mamma... Ma oggi la mamma a casa non c'è più, è una giovane donna cinquantenne impegnata nella sua carriera o in viaggio con la sua nuova compagna a scoprire nuovi orizzonti. E non c'è più neppure un Dio da pregare o da maledire. Non è colpa del giovane indù se lui per andare all'università a studiare informatica deve fare centomila chilometri, mantenersi agli studi facendo il cameriere vessato e con la colletta che fanno al paesello i suoi dodici fratelli e cinquanta cugini... Ma è per questo che diventerà il miglior programmatore d'America e toglierà il lavoro a tutti i suoi compagni biondi e ben nutriti: perché lui la vittoria se l'è sudata e ha dovuto vincere anche a nome dei suoi sessanta parenti che hanno puntato su di lui, per le trenta generazioni dei suoi avi e per la sua discendenza. Lui vince per dovere, non per diritto o perché "gli spetta".
Un anti-'68 è quindi necessario, ma deve partire, come tutte le rivoluzioni, dall'assunzione di consapevolezza e di responsabilità. Non si può più essere l'infanzia viziata dell'Occidente, perché l'Occidente non ha più nulla da regalare. Non si può più "pretendere", perché non c'è più nulla da ottenere, se non togliendolo con la prepotenza ad altri più bisognosi, si tratti di casa, impiego o materie prime. Tutto è cambiato e cambierà ancora...
Sveglia ragazzi, preparatevi alla traversata, come facevano i giovani greci e romani quando arrivavano alla maggiore età e il villaggio gli diventava stretto: chiedete ai vostri padri una nave, una spada e un aratro, un pugno di terra dove siete nati e andate a cercarvi un posto per fondare la vostra colonia. Fate la guerra, vincete o morite, conquistatevi il vostro diritto di stare al mondo, fondate nuove città e nuovi stirpi: basta piagnucolare, basta scodinzolare per farsi dire bravo e basta fare i ragazzi difficili e maledetti per sentirsi diversi e quindi migliori facendo il disadattato per sfuggire ai propri doveri.
Quando dite che non c'è meritocrazia, che la gente pensa solo alla carriera, che sono tutti bravi a parlare e criticare ma poi non fanno nulla e che tutto questo deve cambiare chiedetevi: "se non io chi e se non ora quando?"
E se sarete capaci di rispondere "io ed ora", farete la rivoluzione. E se riuscirete anche ad essere "tollerante con gli altri ma intollerante con se stessi", a non mentire, a non prendervi i meriti del lavoro degli altri ma a lavorare anche senza riconoscimenti, a fare ciò che è giusto anziché ciò che è utile (non per velleitarismo, ma per la consapevolezza che solo ciò che è giusto resta utile a lungo, mentre ciò che sembra utile ora anche se è ingiusto, non produce che un profitto effimero che domani viene spazzato dal vento) quella rivoluzione cambierà la vita dei vostri figli, non solo la vostra.
Ma dovrete farlo insieme, perché come afferma la Arendt «nella società contemporanea le forze di un singolo individuo possono bastare a costruirsi una carriera, ma non a soddisfare il bisogno elementare di vivere un'esistenza umana. Lo sforzo (...) sarebbe coronato pienamente solo nell'ambito di un'esistenza politica». E ciò che viene fatto solo per sé, davvero non vale la pena.




permalink | inviato da luigi curci il 17/10/2008 alle 10:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


2 ottobre 2008

Perchè un anti '68

 




permalink | inviato da luigi curci il 2/10/2008 alle 22:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (76) | Versione per la stampa


23 giugno 2008

Difendiamo la libertà di espressione!

da www.orpheus.ilcannocchiale.it/

Blog sotto tiro: dalla Ue e da una sentenza di condanna per "stampa clandestina"


 Il mondo dei blog dà fastidio a molti, editoria tradizionale in primis, quindi attira "attenzioni" non propriamente gradite.
In primis una mozione della Commissione Cultura del Parlamento Europeo, che che impegna la Commissione Europea e gli stati membri a regolamentare i contenuti generati dagli utenti utilizzati dai media tradizionali e i media personali, in particolare i blog.
La mozione ritiene l'uso commerciale delle produzioni non professionali una violazione della concorrenza a danno dei professionisti dei media. Per risolvere questo problema propone una soluzione:introdurre una tariffa  (una tassa?) da associare al contenuto non professionale con valore commerciale, insieme ad un codice etico e a condizioni d'uso per l'utilizzo in prodotti editoriali tradizionali.
Un bavaglio in piena regola, che il blogger dovrebbe avere la gentilezza di indossare con le proprie mani, tramite una sorta di registro volontario al quale iscriversi dichiarando pubblicamente gli interessi professionali e finanziari che lo riguardano.
Per saperne di più di questa mozione leggere QUI e per valutarne appieno le possibili conseguenze leggere QUI
Ancor più inquietante la seguente notizia, perchè riguarda tutti e da subito, in Italia, un blog é stato condannato per stampa clandestina. 
Un fatto inedito.
Per la prima volta un blog subisce una sentenza di questo genere perché la sua pubblicazione, il blog appunto, non segue i canoni e i ritmi della stampa tradizionale. Una sentenza che fa discutere perché con un colpo solo associa legge sulla stampa e blog. La decisione dei magistrati, che non sembra proprio avere precedenti neppure in Europa, allarma gli osservatori.
QUI si può firmare una petizione per protestare contro una simile sentenza OSCURANTISTA degna di paesi come Cuba e la CINA.
Firmate e diffondete, ne va della nostra libertà.
Notizia del sito Lisistrata
Orpheus




permalink | inviato da luigi curci il 23/6/2008 alle 21:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


9 maggio 2008

Gaganti e nani da consigliare come film e libro

IL FILM

   da www.noreporter.org 

Domani nelle sale il film sul grande pugile italiano. Che ne sia degno.
Roma, 8 mag. (Adnkronos) - "La sensazione che c'è una grande attesa, spero in un risultato in sala all'altezza. Sarebbe un bel modo per dimostrare che anche in Italia si può fare un buon cinema di contenuti ma anche con grande impianto spettacolare". Il regista Renzo Martinelli parla di 'Carnera - The Walking Mountain', il film-evento che, nell'anno del centenario del pugile di Sequals, ripercorre la sua vita attraverso l'inconfondibile penna del regista di 'Porzus' e 'Vajont', e che domani arriva nelle sale italiane in 250 copie distribuito da Medusa. Il debutto italiano segue la trionfale accoglienza ottenuta all'anteprima newyorkese tenutasi al Madison Square Garden. 'Carnera' è stato infatti girato tutto in inglese, "puntando al mercato internazionale", spiega Martinelli. "E i segnali che abbiamo per le vendite all'estero sono ottimi: nelle prossime settimane saremo al mercato di Cannes con la Epic Pictures (il distributore internazionale della pellicola, ndr.) proprio per concludere degli accordi di distribuzione che a giudicare dal polso di queste settimane riguarderanno un po' tutto il mondo. D'altronde è un film che per budget, linguaggio e cast non ha nulla a che inviadiare al cinema statunitense", conclude il regista che ha ricevuto un'ottima accoglienza anche nelle proiezioni in anteprima avvenute in diverse citta' italiane in questi giorni.

































IL LIBRO

da www.destrasociale.org 

Il 12 maggio in libreria IL REGNO NASCOSTO di Gabriele Marconi ed Errico Passaro

IL REGNO NASCOSTO
Althorf e i suoi due nipoti, Vitur e Tekkur, sono gli unici Nani rimasti nel villaggio di Cuterbor.
Dopo aver condiviso il mondo con gli Uomini abitando quartieri all'interno delle loro città, i Nani hanno infatti deciso di tornare ai tempi antichi, lasciando le loro case per cercare un luogo adatto a ricostruire il loro regno, nel grande Nord. Solo in pochi hanno deciso di rimanere: Althorf del Clan Mahûk è tra questi. E dai suoi fratelli, partiti tanto tempo prima, non ha mai più avuto notizie.
Dopo aver ascoltato le storie sull'antico Regno dei Nani e sulla potenza della loro gente, Vitur e Tekkur decidono di mettersi alla ricerca di questo luogo leggendario.
Durante il loro viaggio incontreranno nemici mortali e alleati inaspettati, salderanno amicizie, conosceranno il sangue e attraverseranno i fuochi della battaglia, camminando infine sulle ali dell'ultima magia del mondo di prima.

PER LEGGERE IL PRIMO CAPITOLO: LINK

VISITA IL BLOG DI GABRIELE MARCONI

PRESENTAZIONE: venerdì 13 giugno alla biblioteca Angelica, in piazza Sant'Agostino ROMA, ore 18.00. Seguirà un breve concerto Marconi-Mancinelli.

 





permalink | inviato da luigi curci il 9/5/2008 alle 19:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


22 febbraio 2008

Dal blog www.simonespiga.tk

 

AZIONEfUtUrIsTa


Comunicazione veloce di servizio
AZIONEFUTURISTA
comunica la nascita del sito
www.futurzig.it del nostro Graziano Cecchini
esplorate le innovazioni informatiche la semplicità e il colore.
linkate linkate …..amici
AZIONEfUtUrIsTa
ora anche on line …….per avere + forza per affrontare Parigi.




permalink | inviato da luigi curci il 22/2/2008 alle 2:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (25) | Versione per la stampa


1 febbraio 2008

Acca Larentia un ricordo senza sigle

da www.destrasociale.org 

Cari amici, anzi, camerati. Non mi rivolgo a quelli che ti si avvicinano brandendo il telefonino e ti dicono “a Marce’, ce l’hai il coraggio di farti una foto con noi col saluto romano?”. Mi rivolgo a “quelli che c’erano” e - ognuno secondo la sorte - hanno avuto il coraggio, in un momento o in un altro, di affrontare ben altri rischi. Parlo di tutti quelli che - oggi distribuiti sotto varie sigle o allontanati dalla politica attiva - a un certo punto della loro vita hanno sofferto, sanguinato e pianto, per tenere alta la bandiera che mille altri avevano lasciato nel fango o non avevano il coraggio di abbracciare. Mi riferisco a tempi - è ovvio - in cui non c’era nulla da guadagnare, se non qualche punto di sutura e giorni di carcere e/o ospedale. Sono quelli che hanno portato le croci, ma anche le bare, e hanno perso in prima persona amici, parenti, persone care. Quelli che la sofferenza per quelle perdite la portano dentro e quasi hanno pudore di parlarne, soprattutto quando quei nomi, quei fatti, quel dolore, vengono fatti propri da altre persone, magari solo per farsene portavoce agli occhi del vasto pubblico. Non è bello farsi vanto della propria sofferenza, ma sicuramente lo è ancor meno - essendo stati risparmiati dal dolore della perdita - cercare di farsi vanto o acquisire credito strumentalizzando la sofferenza altrui.
Come si può sopportare che persone che - mentre altri sceglievano la via senza uscita e senza profitto della testimonianza e dell’orgoglio - avevano l’intelligenza di costruirsi il proprio posto nella società che ci combatteva e noi combattevamo, che festeggiava ai party e nelle discoteche mentre noi eravamo in cella, che cercava di soddisfare la propria autostima con i bei vestiti, le amicizie miliardarie o quella dei potenti, possa oggi - e sempre con maggior clamore - farsi portavoce della nostra anima e della nostra memoria?
La peggiore sofferenza che io ricordi era la frustrazione di dover sempre leggere il nostro ritratto scritto da qualcun altro. Ricordate la rabbia, nel leggere gli articoli che parlavano di noi sui quotidiani e sui rotocalchi descrivendoci come noi assolutamente non eravamo? E ancora peggio le interviste - spesso inventate - a nostri “rappresentanti” che davano voce a tutto ciò che i nostri nemici dicevano di noi, corroborando l’immagine che volevano cucirci addosso? E i libri che spiegavano al mondo, con serietà accademica, la nostra satanica ideologia che portava inevitabilmente al genocidio, alla strage, allo stupro? Noi dicevano “no, questi non siamo noi! Noi siamo l’opposto di tutto questo!”. Ma potevamo dircelo solo tra noi, perché chi possedeva il potere di “far sapere le cose” non aveva nessun interesse che si conoscesse l’esistenza della nostra realtà, perché non era funzionale agli equilibri di quel potere che si reggeva su un patto che aveva nell’antifascismo il suo collante e aveva dunque bisogno che, agli occhi di tutti, i fascisti fossero come li ritraeva la Repubblica. E noi non avevamo voce.
E oggi che quell’argine è crollato e definirsi di destra non conduce più alle celle dell’inquisizione o al rigetto sociale, non è accaduto affatto che sia concesso a noi di dire com’è realmente questa destra. Ci pensano sempre comunque gli altri, quelli che prima di destra non erano e quindi avevano il diritto di parlare e che poi, per il rimescolarsi delle carte, non essendo più a sinistra, hanno dovuto ritagliarsi un ruolo che li mantenesse comunque alla ribalta, creando una destra che è a loro immagine e somiglianza, rubandoci la nostra lingua per esprimere l’identità loro, che prima raccontavano invece con le parole dei nostri nemici.
«Quei ragazzi non sono morti per il Ppe» si sente dire. O per dirla con una canzone della Compagnia, non sono morti certo gridando “viva il libero mercato!”. Ma erano anche ragazzi che chiamavano Oriana Fallaci “Oriana Lefeci” e facevano vignette offensive nei suoi confronti. Adesso che grazie ad una operazione mediatica nemmeno tanto sofisticata è lei che è diventata l’ideologo della destra italiana - spazzando via tutti quelli che ci avevano formato dalla fine dell’ottocento fino agli anni Ottanta - ve lo ricordate il perché di tanta antipatia?
Forse perché su di noi - e contro di noi - scriveva esattamente le medesime cose che ha scritto nei suoi ultimi libri, sostituendo appena poche parole (“identità dell’occidente” ad “antifascismo”, “valori della democrazia” a “valori della costituzione”…) e riciclando tutta la sua verve distruttiva spostando la mira con l’aggiunta di sole tre sillabe: “is-la-mo”. Il nemico da distruggere, per tutta la sua vita era stato il “fascista”, negli ultimi mesi della sua esistenza si è trasformato in un più attuale “islamo-fascista”, ma nel suo mirino c’eravamo comunque anche noi. Ma solamente noi, non i suoi amici di allora che nel frattempo si sono proclamati portavoce della destra. Loro sì - e per forza di cose! - di una destra che deve essere anti-fascista, perché si vuole rappresentata in prima persona da gente che è stata sempre ed è coerentemente antifascista. Oggi per loro il nuovo Hitler non è Freda, ma Ahmadinejad, i “nazisti” sono quelli di Hamas e gli “squadristi” sono gli hezbollah. E i “fascisti” sono i mussulmani, salvo quelli che, come accadeva per noi negli anni Settanta, si dichiarano pentiti e scrivono il loro Memorie di un picchiatore fascista per confermare, con l’autorevolezza del correo, tutte le accuse che il tribunale dell’inquisizione sostiene contro i suoi ex-confratelli. Ci siamo già passati, come fate a non comprendere il gioco?
Ma sia, se qualcuno preferisce come proprio “portaparola” chi invece delle cicatrici delle coltellate e delle sprangate ha quelle della chirurgia estetica, è padronissimo di farlo. Chi vuole continuare a fare il militante di base per permettere di restare sulla poltrona a qualcuno che, avendo litigato con quelli con cui andava a braccetto ieri, oggi potrebbe non avercela più garantita, faccia pure. In fin dei conti - per chi ha combattuto davvero - si tratta solo di sigle. Sono liste elettorali, non legioni. “Loghi” creati da studi pubblicitari, non “bandiere di sangue”…
Ma i morti, per favore, non lasciamoglieli sfruttare. Voi che avete pianto a un funerale, ovunque siate oggi collocati, non potete veramente accettare che questo accada. Anche se significa spostare dieci voti sulla vostra lista, o sulla mia, o su quella del terzo vecchio amico che si è fatto una lista per conto suo. Che il sacro resti sacro, l’oro resti oro, non diventi cartamoneta.
Quando nel 1988, nell’anniversario della morte di mio fratello, due gruppi rivali fecero un diverso manifesto commemorativo coprendoselo a vicenda e venendo alle mani in conseguenza della reciproca rivendicazione di proprietà su quel ragazzo morto, decidemmo che fosse più dignitoso, da allora in poi, ricordarlo in privato e in silenzio. Questo non ha impedito, in anni recenti, che qualcuno avesse la trovata di riutilizzare il suo nome in occasione degli anniversari, facendo dei manifesti con addirittura in calce il proprio indirizzo… E a nulla valsero le richieste cortesi di rispettare un nostro familiare, perché il suo primo pensiero fu che noi volessimo “privatizzarlo” per sfruttarlo a fini politici della nostra persona…
Questo è dove siamo arrivati. Per favore, fermiamoci.


Marcello de Angelis




permalink | inviato da luigi curci il 1/2/2008 alle 16:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


20 gennaio 2008

Angelus

Dal Vaticano  una "lezione" di rispetto delle opinioni altrui e soprattutto, anche se non c'erano solo loro, una massiccia presenza di giovani, di cui moltissimi studenti, a manifestare come sempre la loro vicinanza a Papa Benedetto XVI!

riporto un Ansa:
CITTA' DEL VATICANO, 20 GEN - Mentre piazza San Pietro si va mano a mano riempiendo di persone per l'Angelus del Papa, decine di striscioni colorano il sagrato vaticano per testimoniare al Papa la vicinanza dei fedeli e soprattutto per reagire contro chi non ha voluto la sua visita all'Universita' la Sapienza di Roma.
'Il sonno della ragione genera mostri', recita significativamente, mutuando una frase di Goya, uno striscione della Gioventu' studentesca di Catania.
'Non sei potuto venire da noi, veniamo noi da te' dice un gruppo della Gioventu' italiana proveniente dall'Abruzzo. 'Per allargare la ragione nella ricerca della verita' ', afferma un altro striscione che prende spunto dal discorso scritto da Papa Ratzinger per l'ateneo romano. 'Liberi di ascoltarti', inneggia un altro striscione innalzato da una semplice famiglia, proveniente da Adria (Rovigo). 'Fate quello che vi dira' ', e' la citazione evangelica iscritta su un pallone bianco innalzato al cielo dalle Comunita' neo-catecumenali di Pavia. 'Le porte degli inferi non prevarranno', ammonisce severamente uno striscione di un gruppo di Bellizzi (Salerno).
Un'altra citazione evangelica, innalzata dal gruppo 'Cl Cremona con il Papa' e' esplicitamente diretta ai 67 scienziati della Sapienza che hanno contestato il Papa: 'ti benedico, o padre, perche' hai tenuto nascoste queste cose ai 'Sapienti', e le hai rivelate ai piccoli'.
Significato anche lo striscione della Comunita' cristiana pachistana: 'Essere contro il Papa e' uguale a essere contro l'umanita'. Vergognatevi...'.
'Grazie Benedetto XVI per l'amore e la difesa della famiglia' dice al Pontefice la Gam, Gioventu' ardente mariana.
'Benedetto XVI chiama, l'Europa risponde' viene detto da altri con l'esplicita postilla: 'no ai pax'. Innumerevoli gli striscioni dei movimenti ecclesiali e delle associazioni cattoliche come Comunione e Liberazione, la Fuci, la Comunita' di Sant'Egidio, il Movimento dei Focolari, l'Associazione genitori scuole cattoliche.
Ci sono anche striscioni dell'Universita' cattolica del Sacro Cuore e soprattutto di gruppi degli Universitari di Roma e di Ingegneria della Sapienza.
'Sempre nelle nostre preghiere', assicura uno striscione bianco della diocesi di Assisi. 'Santo Padre ti amiamo e ti siamo fedeli', e' l'affermazione di Rinnovamento nello Spirito.




permalink | inviato da luigi curci il 20/1/2008 alle 12:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


16 gennaio 2008

Azione futurista colpisce ancora a Roma

articolo di Luca Telese da www.ilgiornale.it 

Clicca per ingrandire

Roma - Sono arrivati nelle prime ore della notte, con una organizzazione perfetta, e quasi militare. Venti ragazzi, apparentemente studenti, con gli zainetti per non dare nell’occhio e confondersi fra i turisti. E poi lui, Graziano Cecchini, l’artista di “Azione futurista”, già noto in tutto il mondo per la beffa della fontana di Trevi tinta di rosso. L’appuntamento, annunciato per tam tam solo ad alcuni giornalisti era per le otto e mezza. Lui, fino a pochi minuti prima era in una bar a Trinità di Monti, a sorseggiarsi un caffè. Tutto pronto, tutto preparato. L’obiettivo? “Una azione dimostrativa – parole di Cecchini - per rispondere con la gioia dei colori, alla tristezza di una Italia sommersa di rifiuti”. Detto fatto. Scatta l’ora “X” e per telefonino Graziano impartisce l’ordine ai camion, che aspettano con i motori accessi nelle vicinanze. “Ci sono dieci enormi balle piene di palline colorate – spiega Cecchini – mezzo milioni di pezzi”. Al via, la squadra di Azione futurista inizia la sua corsa contro il tempo: “Ho cronometrato che in on più di dieci minuti ci troviamo tutte le forze dell’ordine di Roma adosso!”. Le balle vengono trascinate lungo i gradini, devono essere messe tutte in posizione, sulle due braccia della scalinata di Trinità dei monti. Una viene issata sopra la balaustra. Dal lato sinistro le palline sono solo rosse. Dall’altro sono di quattro colori. I sacchi sono tutti sigillati con un adesivo posticcio: “Decoro Urbano” e il simbolo del Comune di Roma. Le palline iniziano a rotolare, sembrano un piccolo fiume policromo, il rumore è simile a quello di una grandinata. Una scena surreale. Cecchini inizia a parlare: “In tutta Europa gli inceneritori si fanno, solo qui no ci si riesce… E’ colpa di un governo che non riesce a capire quali sono le priorità”. Si butterà in politica, gli chiedono: “Non ci penso nemmeno. Me lo hanno chiesto in tanti, ma io resto un artista”. Subito dopo arrivano un vigile, i carabinieri, la polizia. L’arresto è per “Imbrattamento”. Sale sulla gazzella dei carabinieri, con in testa lo stesso cappellino “Italian Army” che aveva il giorno di Fontana di Trevi: “Tranquilli, ho studiato tutto. Me la caverò un multa”




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10 gennaio 2008

Convegno a Bari

 

MORATORIA SULL'ABORTO?

Confronto laico sul diritto alla vita e sulla libertà di scelta

Indirizzi di Saluto:

Laurence Jemmett

Associazione Vita Activa

Introduzione:

Tommaso Bottalico

Associazione Le Ragioni degli Altri

Relazionano:

Manuela Dimonte

Pediatra, Associazione VIVERE IN ? Forum delle Famiglie Puglia

Lorenzo Scillitani

Docente di Filosofia del Diritto ? Università del Molise

Teresa Zaccaria

Assemblea Nazionale Costituente Partito Democratico

Modera

Cristiana Cippone

Vice Direttore TG di ANTENNA SUD

Conclude

Antonio Buonfiglio

Deputato al Parlamento ? Alleanza Nazionale

Le Associazioni VITA ACTIVA e LE RAGIONI DEGLI ALTRI

invitano la cittadinanza tutta

Sabato 12 gennaio 2008 ? ore 18,00 a BARI presso l?Hotel LEON D?ORO

in Piazza Aldo Moro n.4 (nei pressi della Stazione Ferroviaria)




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20 dicembre 2007

Tolkien torna al cinea: "Lo Hobbit" dal 2010

 da www.simonespiga.ilcannocchiale.it

"Hobbit", ovvero le avventure di Bilbo Baggins che introducono la saga del "Signore degli anelli", sarà sul grande schermo a partire dal 2010. L'accordo sulla produzione del film è stato raggiunto oggi dal regista Peter Jackson e dalla major New Line Cinema.
La riduzione filmica del romanzo, come "Il signore degli anelli" opera dello scrittore J.R.R. Tolkien, ha alimentato per oltre un anno polemiche e dichiarazioni al veleno. Sulla base dell'accordo Jackson sarà produttore esecutivo, mentre nessun intesa è stata ancora raggiunta sul nome del regista. Jackson aveva proposto a suo tempo alla New Line di girare altri due film basati sull'universo fantastico creato dallo scrittore J.J.R. Tolkien: il primo basato sulla vicenda 'The Hobbit' e il secondo sugli ottanta anni di gap tra la fine della prima avventura e l'inizio del ciclo del "Signore degli Anelli".
Le riprese delle due pellicole, che saranno girate contemporaneamente, cominceranno nel 2009 in Nuova Zelanda. "Hobbit" sarà diviso in due capitoli, e uscirà nelle sale nel 2010 e nel 2011. Neozelandese, Jackson è il regista del "Signore degli anelli": un colossal articolato in tre episodi, considerato un'opera di ottimo livello da critici cinematografici e appassionati del genere fantasy.
La Newe Line investirà tra i 150 e i 200 milioni di dollari in ciascuna delle due pellicole. La cattiva notizia per i fan è che Jackson si limiterà però a produrre i film, insieme a Fran Walsh. La regia sarà affidata a qualcun altro perchè lui ha già preso impegni per i prossimi due o tre anni. Ma alla New Line sperano di fargli cambiare idea




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30 novembre 2007

Spe Salvi

Riporto l'articolo sel Corriere della Sera sull'ultima Enciclica di Benedetto XVI:

Il Papa: «Marxismo e illuminismo.
Ecco le speranze terrene fallite»

L'ateismo dell'era moderna ha provocato «le più grandi crudeltà e violazioni della giustizia»

CITTÀ DEL VATICANO - L'ateismo dell'era moderna ha provocato «le più grandi crudeltà e violazioni della giustizia»; il marxismo, in particolare, ha lasciato dietro di sè «una distruzione desolante»: è il giudizio espresso da Papa Ratzinger nella sua nuova enciclica, 'Spe Salvi' (Nella speranza siamo stati salvati), firmata oggi e pubblicata dal Vaticano. Nella lettera, un testo di 77 pagine nella sua versione italiana, il Pontefice contesta tutte quelle ideologie che pretendono di portare giustizia tra gli uomini senza Dio. «Un mondo che si fa giustizia da solo è un mondo senza speranza», afferma Benedetto XVI. «L'errore fondamentale di Marx» - spiega il Pontefice - è stato di dimenticare l'uomo e la sua libertà». «Credeva che una volta messa a posto l'economia tutto sarebbe stato a posto. Il suo vero errore è il materialismo».

L'ENCICLICA - Il rapporto tra speranza, salvezza e fede; il dialogo fra fede e ragione; la speranza come redenzione dell’uomo contro le ideologie e le rivoluzioni del ’900: quella francese, quella marxista, quelle storiche e quelle scientifiche. Ed ancora: il rapporto tra progresso, scienza, libertà e ragione; l’esempio dei martiri passati e presenti che versano il loro sangue per dare testimonianza della speranza cristiana. C’è tutto questo nella seconda Enciclica di Benedetto XVI, intitolata ’Spe Salvi’ in uscita oggi, nella festa di Sant’Andrea. Lettera Enciclica ’Spe Salvi’ del Sommo Pontefice Benedetto XVI ai vescovi, ai presbiteri e ai diaconi, alle persone consacrate e a tutti i fedeli laici sulla Speranza cristiana’. Questo il titolo completo della Lettera, che inizia con queste parole: «"Spe salvi facti sumus", nella speranza nuova siamo stati salvati, dice san Paolo ai Romani e anche a noi".

INVOCAZIONE - Lunga 77 pagine, con una introduzione e suddivisa in paragrafi, il testo non presenta una divisione in due parti come la prima Enciclica di Papa Ratzinger (’Deus caritas est’), ma si presenta come un continuum che prende inizio dal concetto di speranza e fede, per passare in rassegna il tema della vita eterna e del rapporto fede-ragione, fino alla trasformazione della fede-speranza cristiana nel tempo moderno. La ’Spe Salvi’ si conclude con una invocazione a Maria, "stella della speranza": "Madre di Dio, Madre nostra, insegnaci a credere, sperare ed amare con te. indicaci la via verso il suo regno! Stella del mare, brilla su di noi e guidaci nel nostro cammino". Firmata a Roma, San Pietro, il 30 novembre, festa di Sant’Andrea apostolo, anno 2007, terzo di pontificato. I

KANT, MARX, LUTERO, ADORNO, SAN FRANCESCO - Sono numerose le citazioni di Benedetto XVI: oltre al Nuovo Testamento (San Paolo ai Romani, Lettere agli ebrei, Prima Lettera di San Pietro, Prima Lettera ai Corinzi), vengono menzionati: Santa Giuseppina Bakhita, suora canossiana, nata in Sudan, che il Pontefice definisce "piccola schiava africana", San Tommaso D’Aquino, San Francesco d’Assisi, Sant’Ambrogio, Bernardo di Chiaravalle. Ed ancora, il Papa cita Lutero, Kant, Marx, Adorno, Henry de Lubac, Francesco Baconi. Già nella sua prima Enciclica, ’Deus caritas est’, il Papa aveva citato Kant, Marx, Madre Teresa di Calcutta e San Francesco di Assisi.

LA SPERANZA CI FA SUPERARE ANCHE IL PRESENTE FATICOSO - "La redenzione, la salvezza, secondo la fede cristiana - spiega il Papa nell’introduzione - non è un semplice dato di fatto. La redenzione ci è offerta nel senso che ci è stata donata la speranza, una speranza affidabile, in virtù della quale noi possiamo affrontare il nostro presente: il presente, anche un presente faticoso, può essere vissuto ed accettato se conduce verso una meta e se di questa meta noi possiamo essere sicuri, se questa meta è così grande da giustificare la fatica del cammino". Dunque, l’"elemento distintivo dei cristiani" è "il fatto che essi hanno un futuro". "La loro vita - scrive il Pontefice - non finisce nel vuoto". "Senza Dio, il mondo è buio, davanti a un futuro oscuro". E in tal senso, "giungere a conoscere Dio, il vero Dio, questo significa ricevere speranza".

GESU’ NON FU UN COMBATTENTE POLITICO NE’ UN RIVOLUZIONARIO - Il Papa ricorda che Gesù non ha portato "un messaggio sociale-rivoluzionario" come Spartaco. "Il cristianesimo non aveva portato un messaggio sociale-rivoluzionario come quello con cui Spartaco, in lotta cruenta, aveva fallito. Gesù - prosegue Benedetto XVI - non era un combattente per una liberazione politica, come Barabba o Bar-Kochba". Ha portato "qualcosa di totalmente diverso: l’incontro con il Signore di tutti i Signori".

MARX? L'ERRORE E’ IL MATERIALISMO - La rivoluzione proletaria ha lasciato "dietro di sé una distruzione desolante". "L’errore fondamentale di Marx" è stato questo: "ha dimenticato l’uomo e ha dimenticato la sua libertà - scrive Ratzinger -. Credeva che una volta messa a posto l’economia tutto sarebbe stato a posto. Il suo vero errore è il materialismo". "Diciamolo ora in modo molto semplice - scrive il Papa - l’uomo ha bisogno di Dio, altrimenti resta privo di speranza".

IL PROGRESSO E’ AMBIGUO - Il progresso è ambiguo, sottolinea il Papa: "Offre nuove possibilità per il bene, ma apre anche possibilità abissali di male, possibilità che prima non esistevano. Sappiamo che il progresso in mani sbagliate - osserva Benedetto XVI - può diventare e sia diventato, di fatto, un progresso terribile nel male.

TESTIMONI: VAN THUAN E LE-BAO-THIN Il Papa ricorda l’esperienza del cardinale vietnamita Van Thuan, per 13 anni in carcere, di cui 9 in isolamento: "In una situazione di disperazione apparentemente totale - scrive Benedetto XVI - l’ascolto di Dio, il poter parlargli, divenne per lui una crescente forza di speranza". Il pontefice cita anche un altro testimone della speranza, il martire vietnamita Paolo Le-Bao-Thin, morto nel 1857.

FEDE E RAGIONE - Il Papa torna a parlare del legame fra fede e ragione, a lui tanto caro, passo centrale dell’ormai noto discorso di Ratisbona. enedetto XVI sottolinea che «la ragione ha bisogno della fede per arrivare ad essere totalmente se stessa. Ragione e fede - prosegue nel documento - hanno bisogno l’uno dell’altra per realizzare la loro vera natura e la loro missione». Il legame fra ragione e fede si collega anche al concetto di libertà, «il progresso è il superamento di tutte le dipendenze, è progresso verso la libertà perfetta. In ambedue i concetti libertà e ragione - prosegue il Papa - è presente un aspetto politico. Il regno della ragione, infatti, è atteso come la nuova condizione dell’umanità diventata totalmente libera». Sul concetto di libertà il Pontefice torna in un passaggio più avanti dell’Enciclica: «Se la libertà, a causa delle condizioni e delle strutture, fosse tolta agli uomini il mondo, in fin dei conti, non sarebbe buono, perchè un mondo senza libertà non è per nulla buono».





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9 novembre 2007

Il volantino di AG Barletta

fronte:

volantino caduta muro di Berlino fronte

retro:

volantino caduta muro di Berlino retro




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Francesco Ventola Presidente - L'uomo della provincia

   FRANCESCO VENTOLA PRESIDENTE DELLA PROVINCIA BARLETTA - ANDRIA - TRANI

  


Profilo Facebook di Luigi Curci 

MI PRESENTO::
Sono Luigi,ho 27 anni,sono barlettano,
laureando in giurisprudenza presso l'Università degli studi di
Bari.Dopo aver fatto politica
a livello studentesco,ho
aderito ad AZIONE GIOVANI nel settembre 2000
divenendone immediatamente un attivo militante;dopo
 poco mi sono iscritto ad ALLEANZA NAZIONALE.Nel
maggio 2002 mi sono candidato alle elezioni per il
rinnovo del Consiglio di Circoscrizione (Circ.
Borgovilla-Patalini) venendo eletto con 163 preferenze
(primo della lista) e ricevendo dalla Segreteria di Partito
la nomina di capogruppo(mandato decaduto nel maggio 2006).
Dal novembre 2005 sono dirigente provinciale di Azione
Giovani con incarico al Dipartimento Cultura.Dal gennaio
2006 Presidente cittadino di AREA.
Dal dicembre 2006 Vicepresidente del Circolo Territoriale
di AN Barletta "X medaglie d'oro".
Dal settembre 2007 Commissario del Circolo Territoriale
di AG Barletta "Corrado Cardone".


   
   
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Campagna anti troll


  





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 Una veduta di Via dei Fori Imperiali invasa dai manifestanti - Foto di Enrico Para



Azione Giovani per Barletta:filmato di denuncia sul degrado della nostra città
                


     

 

 

 

                foto:
(manifestazione a Roma del 2 dicembre 2006)

 

     




con Alemanno dopo l'inaugurazione della campagna elettorale a Barletta per le Politiche 2008



con Mantovano dopo un convegno a Barletta 








   
     

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 (momenti di politica e militanza della Destra Sociale Barlettana)

 

            

 

 





(manifestazione a Roma del 13 ottobre 2007):





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